I giocatori, gli allenatori, i dirigenti passano. I TIFOSI NO!
Avatar
Di: olivo
#186230 da RollingStone.it

Per essere una città con 5,6 milioni di abitanti, perennemente soffocata dal traffico, dallo smog e dal rumore, la capitale dello Sri Lanka è stranamente silenziosa e tranquilla. A Colombo i tuk tuk si muovono lentamente nelle strade vuote verso lo stadio Sugathadasa, mentre il sole del mattino annuncia un’altra giornata torrida. Tra pochi giorni, qui e in altre cinque città asiatiche, comincia la lunga rincorsa verso la fase finale dei Mondiali di calcio Russia 2018. La nazionale dello Sri Lanka deve affrontare il Bhutan, che secondo il ranking della Fifa è la squadra più debole al mondo. Ma l’attenzione della gente dello Sri Lanka è tutta rivolta verso un altro campionato: ad aver svuotato le strade di Colombo è il match di Coppa del mondo di cricket tra lo Sri Lanka, campione nel 1996, e l’Australia. Per Nikola Kavazovic non è strano: lui allena la Nazionale di calcio ed è abituato a vederla sempre al secondo posto dietro a quella dello sport nazionale del Paese, il cricket. Seduto su una gradinata del deserto Sugathadasa Stadium, Kavazovic sta aspettando di fare un’intervista con uno dei pochi giornalisti che hanno manifestato interesse verso la partita. E che non è ancora arrivato: «È la partita più importante nella nostra storia», dice scuotendo la testa, «non mi aspettavo che ci fosse qualcuno a sostenerci, né la stampa né i tifosi né nessun altro. E purtroppo avevo ragione».

Kavazovic è stato chiamato per allenare la Nazionale dello Sri Lanka e portarla oltre il primo turno di qualificazione – durante il quale le squadre meno importanti dell’Asia vengono sorteggiate per sfidarsi l’una contro l’altra, prima in casa e poi in trasferta. I vincitori si qualificano per un secondo girone in cui hanno la possibilità di giocare contro le otto migliori Nazionali asiatiche. È un’occasione unica per squadre che sono ai margini del calcio internazionale e che a volte aspettano anche un anno prima di giocare una partita con in palio qualcosa. Allo Sri Lanka è toccata la Nazionale del Bhutan, un piccolo regno isolato nelle montagne dell’Himalaya che non ha mai giocato un match di qualificazione per la Coppa del Mondo ed è considerata la squadra più scarsa del mondo, il che secondo molti qui a Colombo vuol dire aver già passato il turno. «Due partite contro il Bhutan e possiamo cambiare la storia del calcio in Sri Lanka», ha detto Kavazovic, aggiungendo che comunque non ci sono molte speranze di qualificarsi e andare in Russia. Tutti preferiscono puntare a un obiettivo più realistico: passare al secondo girone, non arrivare ultimi e fare esperienza per altre qualificazioni future. «Ho detto ai ragazzi che ci stiamo giocando tutto. Vincendo contro il Bhutan, abbiamo la possibilità di giocare contro giocatori come l’iraniano Dejagah, il giapponese Honda o Cahill, la leggenda del calcio australiano. Se perdiamo, invece, giocheremo solo la South Asian Cup (il campionato della South Asian Football Federation che si tiene ogni due anni). E credo che siate stufi della South Asian Cup». Kavazovic non sa niente del Bhutan, a parte un paio di partite che ha visto su YouTube: «Hanno un ottimo finalizzatore, Chencho». È Chencho Gyeltshen, 19 anni, che ha giocato qualche partita nella squadra thailandese Buriram United. «È l’unico che conosco», dice Kavazovic. Anche i giocatori dello Sri Lanka sembrano rilassati e fiduciosi. Dopo l’allenamento hanno festeggiato con una torta il compleanno del loro bomber Shanmugarajah Sanjeev. Il capitano Sanjeewa Edirisuriya ha acceso una candela e poi tutti hanno ricoperto Sanjeev di panna montata e cioccolata. «Tutti sognano la Coppa del Mondo», ha detto lui sorridente, con la faccia ancora sporca di torta: «Vinceremo 4 a 0».

È quasi l’alba, ma Karma Shedrup Tshering, 24 anni, capitano del Bhutan, è ancora sveglio nella sua camera in un hotel di Colombo, e non smette di sorridere. «Dopo il primo giorno di allenamento alcuni dei ragazzi si sono sentiti male», dice. È fiero del fatto che il nuovo regime di allenamento abbia provocato questa reazione fisica nei suoi compagni di squadra. Vomitare per la fatica è un segno di dedizione e senso del sacrificio, la voglia di lavorare duro è una prova di professionalità. «Siamo stati a Bangkok dieci giorni per adattarci al clima», spiega. Fuori ci sono 32 gradi. «Siamo una squadra giovane, siamo gli ultimi nel ranking mondiale e non abbiamo niente da perdere. Lotteremo con tutte le forze». Gli altri giocatori stanno ancora dormendo. Il Bhutan si trova nella regione orientale dell’Himalaya, è un Paese schiacciato tra l’India e il Tibet e senza sbocco sul mare. La televisione è stata proibita fino agli anni ’90 e la maggior parte dei giocatori non è mai uscita dal Paese. È membro della Fifa dal 2000 – un riconoscimento che è arrivato dopo una sconfitta record per 20 a 0 contro la Nazionale del Kuwait – ma non ha mai giocato una partita di qualificazione per i Mondiali. Nessuno dà al Bhutan la minima speranza di vincere, lo Sri Lanka è assolutamente favorito. Tshering è uno dei pochi abituati a viaggiare e ai cambi di fuso orario, perché oltre a presidiare il centrocampo del Bhutan è anche pilota della compagnia aerea nazionale, la Drukair, Per questo è ancora sveglio nonostante le settimane di allenamenti che hanno messo a tappeto i suoi compagni. Nessuno nella squadra è professionista: «È difficile conciliare le mie due vite», dice Tshering, «Volo ogni giorno e in più mi devo allenare, la pressione è tanta. Non si riesce a vivere solo con il calcio». Dopo la partita con lo Sri Lanka, Tshering tornerà in Bhutan e andrà dritto al lavoro a pilotare aerei. È quello che ha fatto per tutta la vita: volare, allenarsi e giocare. «Vorrei avere il tempo per una fidanzata», dice con un tono tra lo scherzoso e il malinconico.

Una vittoria permetterebbe alla sua squadra di qualificarsi e concentrarsi solo sul calcio. Potrebbe cambiare le loro vite. Gli sconfitti, come ha ripetuto Kavazovic ai suoi, finiranno per perdersi nel marasma dei tornei asiatici. «Faremo la storia», dice Tshering, «ma sento la pressione, e la squadra è molto giovane». Solo un uomo nella delegazione del Bhutan ha già vissuto un momento simile. È Chokey Nima, 45 anni, il carismatico direttore tecnico della Bhutan Football Federation che era in campo durante la famigerata partita contro il Kuwait persa per 20 a 0: «Non lo dimenticherò mai. Abbiamo concesso agli avversari cinque rigori, (in realtà sono stati quattro, ndr) e due cartellini rossi. È stato molto difficile restare in campo per tutti i 90 minuti, non sapevamo niente di tattica». Non c’è da stupirsi. Per tutta la seconda metà del XX secolo, il regno delle montagne abitato da 700mila persone ha vissuto in totale isolamento. Nima, come tutti gli altri giocatori e allenatori della Nazionale, è cresciuto senza televisione. Le uniche partite di calcio che ha visto erano registrazioni in VHS degli Europei e dei Mondiali smerciate sottobanco. Alla fine degli anni ’90 il quarto re del Bhutan ha legalizzato la televisione. Il primo match trasmesso è stata la finale dei Mondiali del 1998: «Io sono fortunato», racconta Tshering, «quando ero piccolo c’era già la televisione. La prima partita che ricordo di aver visto è la finale di Francia 1998, quindi il mio giocatore preferito è Zinedine Zidane. La televisione mi ha insegnato a giocare». Per Nima e i suoi compagni era troppo tardi, e la dimostrazione è arrivata a Kuwait City nel 2000. Adesso però il calcio è arrivato in ogni casa e in ogni bar della capitale del regno, Thimphu: «La squadra è migliorata molto, sia per quanto riguarda le abilità individuali che dal punto di vista tattico, psicologico e della condizione fisica. Abbiamo potuto studiare il calcio moderno e vedere il rutto del lavoro di allenatori molto esperti». Secondo Nima, è stato questo a dare al Bhutan la possibilità di passare il turno. L’ultimo posto nel ranking mondiale della Fifa comincia a dargli fastidio: «Sarà il giorno più importante per tutto il Bhutan, non solo per i giocatori. La nazione sarà fiera di noi».

Il giorno della partita, la Nazionale del Bhutan arriva allo stadio scortato dalla polizia. I giocatori stanno seduti in nervoso silenzio, mentre il loro autobus attraversa il traffico perennemente congestionato di Colombo. Nell’hotel del ritiro, tra i giocatori c’è agitazione: uno dei vecchi capitani dello Sri Lanka ha rilasciato una dichiarazione alla stampa in cui si è chiesto se la sua Nazionale debba davvero giocare contro una squadra così debole come il Bhutan. Nima ha riunito i giocatori e gli ha letto l’intero articolo per motivarli, appendendolo poi alla porta dello spogliatoio. Lo stadio è praticamente vuoto durante l’esecuzione degli inni nazionali. Ci sono solo poche centinaia di persone, la maggior parte studenti originari del Bhutan, che sono arrivati da ogni parte dello Sri Lanka. L’arbitro fischia l’inizio e subito il Bhutan mette sotto lo Sri Lanka. È evidente che la squadra è molto più forte di quello che dice il ranking della Fifa. Sembra anche in forma, nonostante il caldo soffocante che in teoria dovrebbe avvantaggiare lo Sri Lanka.

Chencho, il giocatore che Kavazovic aveva nominato prima del match, terrorizza la difesa con la sua velocità. A pochi minuti dalla fine, vola sulla fascia destra, scarica il pallone al centro e il centrocampista Tshering Dorji lo mette dentro, regalando al Bhutan la sua prima vittoria nella Coppa del Mondo. «Non riesco a descrivere come mi sento in questo momento: è bellissimo!», dice Karma Shedrup Tshering, mentre i suoi compagni esultano e si abbracciano in mezzo al campo. «Siamo arrivati qui da perdenti, abbiamo lavorato sodo e ora ci godiamo questo momento». Mentre i giocatori dello Sri Lanka rientrano abbattuti nello spogliatoio, la notizia inizia a fare il giro del mondo. Nikola Kavazovic è costretto a fronteggiare una platea di giornalisti furiosi che si aspettava di commentare una vittoria: «È imbarazzante perdere contro la squadra più debole al mondo, ma nella partita di ritorno mi aspetto una vittoria. Se non dovessimo riuscirci, sarò costretto a prendermi un’inaspettata vacanza di qualche mese».

Il Bhutan torna all’albergo senza la scorta della polizia. L’autobus si ferma davanti all’ingresso e i giocatori vanno a festeggiare in un Kentucky Fried Chicken. Conto totale: 400 dollari. Per quei giocatori che non sono mai usciti dal Bhutan è la prima esperienza in un fast-food occidentale. Il giorno dopo tornano a casa in aereo, facendo scalo a Bangkok. Uno dei giocatori, poco pratico di voli internazionali, prova invano a imbarcare tra i suoi bagagli due secchielli di pollo fritto. All’arrivo all’aeroporto di Paro, 40 km da Thimphu, li aspetta una festa di benvenuto con costumi tipici, canzoni tradizionali e cartelli sui quali c’è scritto: “Amiamo la Nazionale del Bhutan” o “Siamo fieri di voi, eroi di Druk”. Druk, soprannome della squadra, vuole dire “dragoni” in bhutanese. Un gruppo di studenti ha preparato tre torte, su una c’è scritto: “Fammi vedere come ci schiacci”, un riferimento alla dichiarazione spavalda di uno dei giocatori dello Sri Lanka, che aveva previsto che la sua squadra avrebbe «schiacciato in un angolo» il Bhutan.

I giocatori cantano insieme mentre il loro autobus ondeggia per le strade di montagna verso lo stadio nazionale, attraversando un paesaggio mozzafiato. Nei giorni successivi, in tutto il piccolo regno scoppia la febbre del calcio. L’unico canale televisivo esistente trasmette solo immagini della Nazionale, la Federazione vende tutte le magliette in un solo giorno, il governo annuncia che i dipendenti pubblici avranno un pomeriggio libero per guardare lo storico secondo match. I biglietti per entrare allo stadio sono gratuiti. La squadra visita i monasteri e riceve la benedizione dei monaci. I giocatori si sono riadattati rapidamente al proprio ambiente, a 2500 metri sul livello del mare. L’aria fine e tersa rende bellissimo il Changlimithang Stadium, il terzo più alto del mondo – il primo se si esclude il Sud America. Due ore prima della partita la squadra decide di andare in un famoso monastero sulle montagne intorno a Thimphu per fare un rito divinatorio: il lancio dei dadi. È una tradizione tipica dei Paesi buddisti prima delle decisioni importanti – si dice che lo faccia anche il Dalai Lama. Un monaco con la tunica arancione benedice i giocatori uno a uno e poi gli fa bere un sorso d’acqua da una brocca di ottone. Il capitano Karma Shedrup Tshering viene selezionato per fare il lancio: «È uscito per tre volte il tre. Nove». I numeri pari sono un segno di sfortuna, quelli dispari vanno bene. «Un buon lancio, credo». Quantomeno, Tshering si è riposato. Dopo la vittoria a Colombo, la Drukair gli ha concesso una settimana di vacanza per prepararsi. Un’ora prima del calcio di inizio, il Changlimithang Stadium è già pieno. Ci sono almeno 30mila persone dentro e fuori, stipati in ogni angolo. Cinque minuti dopo, lo stadio esplode: Chencho sfrutta un lancio lungo e infila il portiere in uscita.

Uno a zero. La vittoria sembra vicina, ma lo Sri Lanka pareggia alla fine del primo tempo. Nel secondo tempo, la partita va avanti con continui rovesciamenti di fronte e Chencho è sempre un pericolo. Sbaglia un gol e, poco dopo, lo Sri Lanka prende un palo. A tutte e due le squadre basta una rete per qualificarsi. Alla fine, l’altitudine ha la meglio: lo Sri Lanka non ce la fa più e Chencho butta dentro il suo secondo gol della partita. Quando l’arbitro fischia la fine, tutti i giocatori del Bhutan sono in lacrime. Erano gli ultimi della classe, tutti li prendevano in giro, e invece hanno vinto due partite di seguito. Prima del 2015 ne avevano vinte soltanto tre in tutta la loro storia. Kavazovic va nello spogliatoio del Bhutan a congratularsi per la vittoria e chiede la maglia di Chencho, l’uomo che, gli dice scherzando, gli è appena costato il posto: «Posso dire dal profondo del cuore che tiferò per il Bhutan nel secondo girone», dice mentre lo stadio si svuota: «Guarda questa gente, se lo merita. Questo Paese se lo merita più di noi».

Nel secondo girone, il Bhutan potrà sfruttare il vantaggio dell’altitudine quando giocherà in casa. «Gli abbiamo fatto sentire il ruggito del dragone»,dice il capitano Tshering ai compagni che si stringono in cerchio e si inchinano in segno di rispetto verso il pubblico. Stavolta non festeggeranno in un Kentucky Fried Chicken, perché in Bhutan non c’è. I giocatori non potranno neanche bere, perché il governo da tempo ha proclamato il martedì come giorno di astinenza dagli alcolici.

Però si ritrovano con le famiglie in un hotel della capitale per mangiare tutti insieme. «È bellissimo, ma non ho ancora pensato a cosa succederà adesso», dice Tshering. È chiaro a tutti che le loro vite stanno per cambiare per sempre. «Forse», dice lui con un sorriso genuino, pieno di quella gioia che non si vede spesso sui campi di calcio, «potrebbe essere la volta buona che trovo una fidanzata!».