I giocatori, gli allenatori, i dirigenti passano. I TIFOSI NO!
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Di: Girolamo Pompetti
#196865 Nell’estate del 1995 il mio amico, Denis Suzzi, mi convinse ad accompagnarlo a Belgrado.
Lui doveva trattare un acquisto di bovini per la sua azienda sammarinese che si occupava di import di carni, io, beh io ufficialmente, ero stato attirato a Belgrado con l’intento di conoscere dei personaggi, con i quali avrei potuto intavolare una trattativa, allo scopo di aprire una attività in Serbia.
A dire la verità, sospetto che, Denis avesse un bisogno disperato di una rassicurante compagnia per il viaggio. A quei tempi andare a Belgrado, non era proprio usuale e nemmeno facile, il clima era pesante, le ombre della guerra si allungavano ovunque nei balcani.
Non ho mai capito perché risposi ”si” al suo invito e posso affermare che si trattò di una di quelle situazioni in cui ti accorgi immediatamente che la risposta che hai dato è quella sbagliata, ma allo stesso tempo, guardando la faccia sollevata del mio amico, non ho avuto il cuore di tornare sui miei passi; per me la parola data è sacra.
A Belgrado ho capito dopo 20 minuti di chiacchere, che non era proprio immaginabile creare i presupposti per aprire una attività in Serbia, almeno una attività del mio ramo, a quel tempo c’erano ben altre priorità, e si cercavano certamente altre professionalità.
Per cui mi ritrovai con una giornata libera, mentre il mio compagno di viaggio ultimava i suoi affari.
Belgrado è una bella città, ma io, di solito curioso, avevo deciso di starmene in hotel, che peraltro ero desideroso di visitare; l’Hotel Mosca, non è privo di fascino.
Quindi sceso nella hall avevo deciso di farmi portare un tè forte e di sedermi a leggere in qualche poltrona dell’ampia sala, ma la vita riserva sempre qualche piccola sorpresa, e infatti proprio sui 3 gradini che separano il bar dalla sala, incrocio Alberto Bucci..
Anche se a quel tempo lo conoscevo soltanto di vista, perché ci eravamo incrociati alcune volte allo stadio, come capita ai compatrioti in terra straniera, ci siamo salutati con il calore di due vecchi amici che si incontrano dopo tanto tempo.
Cosa fai a Belgrado? Beh di me sapete, lui invece doveva partecipare ad un clinic sul pick and roll con alcuni allenatori europei.
Non ho mai capito se lui ha avuto compassione di me, però la mia faccia al suo invito di seguirlo in palestra, deve essere stata simile a quella del mio amico quando ha capito che l’avrei accompagnato in questa sgangherata trasferta.
Così mi sono adattato con gioia a fare il secondo a coach Bucci, con apertura della porta del taxi e valigia piena di appunti e schemi saldamente nelle mie mani.
Insieme a noi al palazzetto, c’erano i giocatori delle giovanili della Stella Rossa e un gruppetto di allenatori.
Sono rimasto per 4 ore seduto su una sedia, al buio, per osservare ad occhi spalancati questi uomini discutere di basket; nessuno insegnava, tutti imparavano, nessuno taceva, tutti ascoltavano.
Ho visto Bucci quasi svenire, per un blocco fatto a distanza di 30 cm dal punto in cui secondo lui andava fatto. (se penso ad alcuni allenatori di calcio che non ricordano neppure i nomi dei loro giocatori)
Ho visto i giocatori ascoltare come Mosè sulla montagna ogni indicazione degli allenatori, senza mai mostrare il minimo segno di stanchezza o disattenzione. (se penso a quello che ho visto sui campi da calcio e non solo, da giocatori svogliati e strapagati)
Ho visto uomini, veri, animati da passione, pura. (se penso a quello che ho visto in questi anni a cesena)
Ho visto quello che non avevo mai visto nel mondo del calcio.
E mi sono innamorato.
Sarei rimasto seduto a guardarli per giorni, invece, un ormai afono Bucci mi ha svegliato dall’incantesimo, scusandosi per avermi dimenticato in un angolo per alcune ore.
Da quel momento fino ai saluti nella hall, l’ho tempestato di domande, credo che alla fine si sia pentito di avermi portato con lui, e non deve essere un caso che il giorno dopo, al momento della partenza, non mi sia riuscito di salutarlo.
Poi fin troppo presto, preso dalle mille cose del mio lavoro, ho dimenticato la gioia intensa di quei momenti di sport e di umanità che mi sono stati regalati.
Probabilmente alcune cose della mia vita sarebbero state diverse se avessi coltivato quelle sensazioni.
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Di: mazzony
#196866 Ignoro chi sia l'autore e mi limito a far presente che a Forlì si ha un'opinione completamente diversa su Alberto Bucci e sul resto del mondo (tranne forse Livorno e Rimini) che sta celebrando il personaggio nei giorni immediatamente successivi alla sua dipartita.

"Sono rimasto per 4 ore seduto su una sedia, al buio"....in questo passaggio c'è un po' di rancore e un po' di vocepro.
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Di: nafasto
#196867 si sarà addormentato.
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Di: nafasto
#196870 c'è posto per tutti