Tutte le vecchie discussioni, congelate per sempre.
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Di: piadina
#10103 fonte corriere.it


Si chiama Beppe Bonetto il vero protagonista del calcio mercato 2005. Non indossa la maglia di una squadra, non è un calciatore ma è altrettanto determinante: è il procuratore che gestisce Alberto Gilardino, l’uomo d’oro della campagna trasferimenti di quest’estate, il goleador in bilico tra Parma, Milan e qualche altra decina di squadre che lo vorrebbero schierare. Sempre più spesso infatti sono proprio loro, i procuratori, a determinare il destino delle stelle del calcio.

Da qualche anno, però, è avvenuta una trasformazione genetica degli operatori del calcio: la stirpe dei procuratori lascia il passo a una nuova categoria, quella degli agenti Fifa. Si tratta di professionisti a cui la Federazione internazionale accorda un riconoscimento formale con tanto di iscrizione all’albo. In realtà gli agenti Fifa sono quasi sempre anche procuratori, solo che nella veste di agenti internazionali possono ricevere l’incarico da parte di un calciatore oppure fare da intermediari nelle trattative tra due club. Si tratta di una figura professionale simile a quella degli agenti immobiliari: entrambi gestiscono un bene patrimoniale e ne ricavano provvigioni tanto più alte quanto più alta è la quotazione del bene. La differenza (non l’unica naturalmente), è che il bene patrimoniale degli agenti Fifa non deve essere immobile, perché altrimenti le quotazioni alte diventano un miraggio.

Uno degli agenti più noti degli ultimi tempi è Mino Raiola, l’uomo che l’estate scorsa ha curato il grande colpo del calcio mercato: il passaggio di Zlatan Ibrahimovic dall’Ajax alla Juventus. Raiola risiede a Montecarlo ma è nato in Olanda da immigrati italiani andati a cercar fortuna nei Paesi Bassi. Fortuna che si è concretizzata grazie alla passione per il calcio: in pochi anni Raiola ha messo nel suo carniere (oltrea Ibrahimovic), nomi come l’ex pallone d’oro Pavel Nedved e l’astro nascente brasiliano Amantino Mancini. E dire che quelli attuali sono tempi più difficili per chi, come i procuratori e gli agenti Fifa, vive di provvigioni. Oggi l’attenzione ai bilanci e una certa parsimonia negli acquisti rende il mercato calcistico internazionale un po’ più equilibrato. Certo, alla fine degli anni Novanta si suonava tutta un’altra musica sul pianeta-calcio italiano.

Formidabili quegli anni, direbbero oggi procuratori, consiglieri, direttori sportivi e consulenti vari che ruotavano attorno al mondo pallonaro. Erano i tempi in cui la Lazio di Sergio Cragnotti e il Parma di Calisto Tanzi (i due club poi coinvolti nei crac Cirio e Parmalat), si scambiavano a suon di miliardi di lire giocatori del calibro di Veron, Sensini, Almeyda e Crespo. Un mondo che per anni ha vissuto su bilanci gonfiati e plusvalenze fittizie arrivando fin quasi al collasso. All’interno di quel sistema «dopato » i procuratori portavano a casa commissioni faraoniche e una sempre maggiore influenza sul mercato, anche grazie a veti incrociati che condizionavano la campagna acquisti delle squadre.

Funzionava come tra ragazzini con lo scambio delle figurine: in cambio di uno scudetto voglio tre figurine dell’Inter. Emblematica, in tal senso, la storia del mitico Paco Casal, il procuratore che tutt’oggi controlla il mercato degli uruguaiani (attualmente ha nella sua scuderia l’interista Recoba e gli juventini Olivera e Zalayeta): insieme ai campioni affermati piazzava anche qualche giocatore non proprio notissimo. Accadde così che nella stagione 2000-2001 convinse l’Inter ad acquistare (si dice per 9 milioni di euro), lo sconosciuto attaccante uruguaiano Pacheco che giocò un’unica partita (anzi gli ultimi sette minuti di Lazio-Inter del 20 gennaio 2001), poi fu ceduto nell’estate successiva all’Albacete, squadra spagnola che (pare), lo abbia rilevato per 185 mila euro. Ma per non far torto a nessuna squadra milanese Paco Casal portò al Milan un altro uruguaiano: Pablo Garcia, un centrocampista di belle speranze che colleziona cinque presenze e tante maledizioni a San Siro.

Tra i gestori di stelle internazionali ci si spartisce il mercato in base alla nazionalità dei calciatori. E così in Romania ha costruito quasi un monopolio Giovanni Becali, uno che ha curato i migliori talenti di quel Paese, gente come Hagi, Mutu e Chivu. Trai brasiliani invece un procuratore in grande ascesa è Gilmar Rinaldi, ex goleador del Flamengo e oggi procuratore del laziale Cesar e soprattutto di uno dei giovani fenomeni del calcio mondiale, l’interista Adriano. Infine Fernando Hidalgo, uomo che gestisce grossi calibri argentini come Milito, Crespo e Veron, a causa del quale venne indagato nello scandalo dei passaporti falsi.