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Di: ilcesenapuntonet
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No alla B al Sabato

Alla vostra cortese attenzione,

fonte ansa: MILANO, 19 MAG. 2005 - L'assemblea delle 22 società della serie cadetta ha deciso che nella prossima stagione la serie B giocherà il sabato pomeriggio. Dopo la fine della giornata di riunioni in Lega, i rappresentanti dei club hanno poi definito l'orario di inizio delle partite, fissato per le ore 15. Restano confermati l'anticipo di una partita il venerdì sera e il posticipo di un'altra gara il lunedì, sempre alle 20.30.

Il campionato di serie B lascia dunque il palcoscenico domenicale alla serie A. I presidenti delle società di B hanno deciso di accontentarsi della fetta di introiti che la A è disposta a concedere per non essere disturbata. A beneficiarne sarà la decantata "maggiore visibilità" del campionato cadetto? Noi crediamo di no. Anzi, la B al sabato svuoterà ancora di più gli stadi.

A beneficiarne saranno le tasche dei presidenti stessi e le TV. Costoro, per tornaconto economico, non hanno creduto di dover tenere in conto i disagi delle città le cui squadre parteciperanno al prossimo campionato di B, né delle tante persone che sono abituate ad andare allo stadio e che non potranno più farlo.

In molte città lo stadio si trova nel centro storico o nelle sue immediate vicinanze. Ci sono le scuole, i mercati rionali, i centri commerciali, e i negozi, che, proprio al sabato, intensificano la propria attività. Tutti i problemi legati alla gestione del commercio, del traffico cittadino e dell'ordine pubblico aumenteranno a discapito della vivibilità.

I presidi delle scuole dovranno gestire l'orario di chiusura delle scuole, e la conseguente uscita di tutti gli alunni, in concomitanza dell'arrivo allo stadio dei tifosi; sia quelli di casa, sia quelli ospiti.

Molti mercati si troveranno a dover gestire la loro chiusura proprio durante l'afflusso dei tifosi.

Centri commerciali, negozi e uffici si ritroveranno con il problema della drastica riduzione dei parcheggi a disposizione e della viabilità: in molte città, infatti, per motivi di ordine pubblico, il giorno della partita vengono chiuse al traffico intere aree urbane. E questo, proprio negli orari riservati alla spesa e agli acquisti settimanali da parte delle famiglie italiane.

Il danno economico delle associazioni di categoria e i problemi delle famiglie sono stati calcolati?

Ci sono poi altri disagi, che vanno a colpire il tessuto sociale. Un'alta percentuale di tifosi pratica almeno uno sport, a livello amatoriale o agonistico. Queste attività si svolgono principalmente il sabato pomeriggio: in questa giornata è concentrata la maggior parte di tanti eventi amatoriali, tornei di varie discipline, raduni ciclistici, eccetera, oltre che delle attività sportive degli atleti più giovani (dai 6 ai 16 anni).

Tutti questi tifosi si troveranno - per la prima volta nella loro vita - di fronte a un dubbio: seguire la squadra del cuore o continuare le normali attività alle quali è tradizionalmente destinato il sabato pomeriggio? E i giovanissimi, avranno occasione di cominciare ad amare il calcio e lo stadio?

Le partite al sabato si ripercuoteranno in altre realtà diverse da quelle sportive: le attività parrocchiali, come scoutismo e catechismo (in Italia sono oltre 25.000 le parrocchie che vi si dedicano) e quelle ludiche (circoli e luoghi di aggregazione). Oppure quelle di volontariato o di utilità sociale, che consentono a tantissime persone di condividere momenti di socialità e aggregazione.

Tutte queste strutture, in base all'organizzazione sociale e del lavoro del nostro Paese, incontrerebbero enormi difficoltà a operare in altre giornate della settimana. E anche in questi casi - per la prima volta nella loro vita - molte persone si troveranno a dover scegliere fra la partita e gli scout o l'assistenza agli anziani.

E i commercianti, gli artigiani che sono tifosi e che da anni e anni vanno allo stadio, come faranno a seguire la propria squadra? A loro chi ha pensato?

Tantissimi tifosi che non amano guardare la partita seduti in poltrona, ma preferiscono le emozioni che solo allo stadio si vivono, dunque, non potranno più tifare, in casa e in particolare in trasferta, per la propria squadra dentro uno stadio.

Ed è anzitutto per questa ragione che la strada intrapresa mina il principio stesso del calcio come sport popolare e sociale, inteso come momento di partecipazione e di aggregazione. Per questa strada, il calcio viene svilito a palinsesto televisivo, governato dalle TV e dalle loro logiche economiche.

Per tutti questi motivi, chiediamo che le partite di calcio del campionato di B si giochino la domenica, alle ore 15, così come è sempre stato nella tradizione calcistica italiana.

No al Sabato!


Per aderire: http://noalsabato.ilcesena.net