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Di: Picchio
#128887 Lettera aperta al Capitano del Brescia, Marco Zambelli
Venerdì 26 Agosto 2011 11:00
Lettera aperta, "scritta di getto e col cuore" come dicono loro stessi, dei "Brescia 1911" in risposta al proprio capitano Marco Zambelli. Si parla di abbonamenti e tessera del tifoso, passando per tutti gli argomenti caldi del calcio attuale. Per quanto lunga, merita una lettura.

p.c.: Presidente del Brescia Calcio, Gino Corioni
Vicepresidente Luca Saleri
Gigi Maifredi
Stefano Gelona


Caro capitano, ti scriviamo dopo avere letto l’invito - rivolto alla tifoseria - fatto da te e dalla società all’inizio della campagna abbonamenti partita nei giorni scorsi.

Un invito, il tuo, carico di suggestione, capace di smuovere anche i cuori più duri e di far ricredere i contestatori più accesi. Questo anche perché rinforzato dalle tue scelte (una su tutte quella di rimanere a Brescia) e da una campagna abbonamenti certamente unica, dai prezzi effettivamente stracciati e - finalmente - davvero popolari.

Una campagna che premia giustamente molti di coloro che vogliono continuare a tifare Brescia - in maniera attiva e passionale - a prescindere da tutto: dalla categoria, dall’avversario, dalle difficoltà societarie e, soprattutto, dalle sirene della Pay-TV, mai come negli ultimi anni così invadente e prepotente.



Caro Marco, tanti tifosi del Brescia quest’anno saranno quindi “beneficati” da un trattamento “speciale” e invogliati a fare l’abbonamento; e sebbene in questo momento i quindicimila abbonamenti fatti (l’anno scorso) dai “fans di Doni” siano ancora molto lontani, siamo certi che a godere di questo vantaggio saranno veramente molti.

Molti, appunto, ma purtroppo non tutti.

Infatti, caro Marco, a Brescia - come del resto in ogni altra città italiana - esistono moltissimi tifosi che l’abbonamento non lo potranno fare.

E questo non perché non amino la Leonessa o non credano nelle vostra voglia di riscatto, bensì perché dalla scorsa stagione esiste la famigerata tessera del tifoso, un vero e proprio bancomat discriminatorio e tutt’altro che facoltativo.

Uno strumento inutile, almeno per i principali scopi prefissi e propagandati; pericoloso, avendo generato equivoci, confusione e situazioni a dir poco imbarazzanti; mal compreso e mal digerito anche dalla quasi totalità degli stessi tesserati; perverso, se è vero che è riuscito a schedare (!!!) più di settecentomila cittadini italiani col consenso - fra l’altro - dei diretti interessati (i dati ottenuti sono stati poi utilizzati sicuramente per fini commerciali e politici, ma ci attendiamo altre sorprese in futuro); controproducente, se è vero che gli abbonati e gli spettatori sono in forte calo, e le famiglie continuano ad allontanarsi dallo stadio nonostante la tessera fosse dedicata principalmente a loro; dal significato prettamente economico (quindi oneroso, sebbene qualche società arrivi a regalare la tessera per invogliarne la diffusione) e quasi sempre imposto alle società e ai tifosi con forme di ricatto nemmeno tanto velate, questo nonostante non esista una vera e propria legge al riguardo (le società non sono obbligate per legge ad applicare la tessera del tifoso, semplicemente sono invitate a farlo tramite una circolare!); discriminatorio, appunto, se è vero che suddivide i tifosi in buoni o cattivi, a prescindere dalla loro effettiva natura e disposizione; etc.



Proprio così caro Marco, la tessera del tifoso non è facoltativa ed è riuscita a differenziare perfino i tifosi appartenenti allo stesso gruppo, soprattutto laddove al riguardo vi è stata una certa libertà di scelta (come è giusto che sia e come dovrebbe essere sempre in un Paese democratico).

Sempre più spesso, ci domandiamo cosa c’entri la tessera del tifoso col calcio giocato, visto che quello italiano ha sempre dimostrato di saper unire - e far sognare - milioni di tifosi di ogni cultura, ideologia ed estrazione sociale, mentre la tessera tende inevitabilmente a dividere.


Caro Marco, noi per la cronaca siamo i tifosi cattivi, quelli che il Ministero condanna per il semplice fatto di avere aborrito - secondo coscienza - la tessera del tifoso.

Noi siamo i tifosi che l’anno scorso, a malincuore, hanno dovuto rinunciare a tutte le trasferte più importanti (soprattutto per la classifica), facendo tutte le altre fra mille difficoltà organizzative (credici quando denunciamo gli sfiancanti iter burocratici, ma non solo) e pressioni di ogni tipo.

Noi siamo i tifosi convinti del fatto che l’anno scorso, se avessimo avuto la possibilità di partecipare a tutte le trasferte, qualche punticino in più sarebbe arrivato (questo lo diciamo naturalmente senza presunzione e senza nulla togliere a chi in trasferta ci è potuto andare sempre).

Noi siamo i tifosi che - nonostante tutto - a Cesena, nell’ultima partita di campionato, quando l’infelice destino del Brescia era ormai deciso, hanno presenziato in centocinquanta ragazzi!

Con questo non vogliamo vantarci di una cosa a nostro avviso normale e dovuta, bensì vogliamo sottolineare una cosa sottovalutata (quanto intenzionalmente non sappiamo) da molti: noi non siamo tifosi occasionali, quindi meriteremmo lo stesso rispetto goduto da chi l’abbonamento lo potrà fare.


Caro Marco, noi siamo infatti parte di quei tifosi che anche quest’anno l’abbonamento non lo potranno fare, e solamente in rare occasioni riusciranno ad andare in trasferta.

Noi siamo parte di quei tifosi che anche quest’anno dovranno sborsare a ogni partita come minimo 15 euro - più prevendita - fino a un massimo di 25 euro - più prevendita.

Dimenticavamo: noi siamo parte di quei tifosi che l’anno scorso, per tutto il campionato e nonostante le nostre civili e motivate proteste, sono stati tartassati da un caroprezzi di per sé allucinante e paradossale (e in questo caso la tessera c’entra ben poco), questo nonostante occupassimo il settore più popolare dello stadio: la nostra tanto amata quanto bistrattata Curva Nord.

Un caroprezzi che, insieme alle nuove norme qui a Brescia applicate sfortunatamente alla lettera e con molto zelo, hanno tenuto lontano moltissimi tifosi dallo stadio, penalizzando così anche le vostre prestazioni, oltre alla cassa sociale.


Caro Marco, da sempre siamo convinti che una società possa salvarsi, crescere e sviluppare tutto il suo potenziale solamente se si affida a dei professionisti seri, capaci e sensibili alle esigenze di tutti i tifosi, senza fare distinzioni fra tesserati e non tesserati.

Da sempre siamo convinti che strumenti come la tessera danneggino principalmente le piccole società come la nostra, e i fatti lo stanno purtroppo dimostrando.

Da sempre siamo convinti che la tessera non possa essere considerata l’unica soluzione ai mali del calcio e delle società; sicuramente non è la migliore (anche perché le ultime tossine, quelle più cancerogene, non le hanno certo sprigionate i non tesserati: “Doni & Company” docet! A proposito, chissà se a “Doni & Company” la daranno mai la tessera. Noi crediamo di sì).


Per questo, caro Marco, continueremo a combattere la tessera del tifoso.

E lo faremo principalmente nell’interesse di chi, non tesserandosi, ha fatto una scelta a nostro modesto parere difficile e coraggiosa (quindi ammirevole); ma anche nell’interesse del calcio italiano e - soprattutto - del nostro preziosissimo Brescia.


Caro Marco, noi non ci stiamo lamentando, sia chiaro. E non diciamo tutto questo per invidia nei confronti di chi l’abbonamento lo può fare.

Quando abbiamo deciso all’unanimità di non tesserarci, sapevamo molto bene a cosa saremmo andati incontro. Del resto sono più di dieci anni ormai che denunciamo in assoluto anticipo gli effetti sempre più deleteri causati dalle scelte aberranti dei vertici del calcio italiano, scelte che immancabilmente si ripercuoto sugli stessi tifosi (proprio per questo combattiamo il calcio moderno, per frenarlo e per non subirlo fino in fondo).

E un anno d’inferno come quello trascorso ci avrebbe rimesso sicuramente in discussione e convinti a fare un passo indietro se la nostra non fosse stata una scelta di principio, dettata oltretutto dal cuore e - lo ribadiamo - dalla nostra coscienza. Inoltre, i dati stanno confermando le nostre previsioni.

Ma un conto è “sopportare” l’arroganza di chi vuole applicata la tessera nell’interesse di banche e Pay-TV; un conto è vedere la nostra società continuare imperterrita a farsi del male, commettendo fra l’altro gli errori di sempre, gli stessi che hanno allontanato migliaia di tifosi bresciani dal calcio giocato a Mompiano.


Caro Marco, sbagliare è umano, perseverare è… un po’ da coglioni, oltre che diabolico, lasciacelo dire. E sebbene possa apparire scontata e banale, da noi questa locuzione ha un significato ancora molto profondo.


Caro Marco, anche noi avremmo voluto mantenere il diritto di poterci abbonare (purtroppo, questa opportunità ce l’hanno tolta la tessera e la miopia di alcuni dirigenti). Innanzitutto per dare un primo segnale tangibile a sostegno di quella che dovrebbe essere una causa comune; secondariamente, perché un campionato lungo - e di per sé massacrante - come quello di serie B non diventi pesantissimo anche dal punto di vista economico, soprattutto in un periodo di crisi profonda come questo.


Caro Marco, per farla breve: ci sembra ingiusto venire penalizzati con prezzi proibitivi. Ci sembrerebbe invece giusto che si tenesse conto anche del nostro diritto di non volere sottoscrivere la tessera del tifoso; ci sembrerebbe giusto che si tenesse conto del fatto che non siamo tifosi occasionali; ci sembrerebbe giusto che venisse data anche a noi la possibilità di seguire il Brescia sempre e a prezzi ragionevoli (sinceramente: dai 15 ai 25 euro - più prevendita - per la Curva Nord ti sembra un prezzo ragionevole?).


Caro Marco, una società come la nostra non può pensare di riportare i tifosi allo stadio - e di risolvere così molti dei propri guai - legando indissolubilmente l’abbonamento (per noi unica vera, possibile forma di fidelizzazione) al congegno sopraccitato, cioè la tessera del tifoso.

E non può nemmeno arrivare a incalzare pubblicamente i tifosi costringendoli a fare la tessera del tifoso semplicemente per evitare nel corso del campionato i disguidi causati - fino a prova contraria - da carenze strutturali della società stessa (vedi code immense ai botteghini in partite dal flusso limitatissimo), soprattutto a fronte dei numerosi appelli fatti durante i passati campionati.

Di fronte alle esperienze negative del passato e alla luce di un esame scrupoloso come il nostro, una società lungimirante e attenta non può soprattutto rispondere: “Se non volete pagare 25 euro a partita fate la tessera e poi l’abbonamento!”.

Non si può guarire un male cronico prospettandone un altro ben peggiore!


Caro Marco, al di là dell’entusiasmo iniziale, dovuto in gran parte alla riunificazione di una “fetta” consistente della tifoseria, il nostro timore è proprio quello di rivedere quest’anno un Rigamonti popolato dai soli abbonati e da pochissimi altri ancora, soprattutto nelle partite per noi decisive (difficilmente sarà altrimenti se i prezzi del singolo biglietto saranno mantenuti tali!, ma ci auguriamo comunque di essere smentiti).


Caro Marco, non abbiamo scritto questa lunga lettera per polemizzare con te o con i vertici del Brescia Calcio, e nemmeno perché ci si aspetti qualche intervento diverso da quelli attuati fino ad oggi.

Semplicemente, coerenti con quello che avevamo deciso quasi un anno fa, vogliamo continuare - fino a quando ci è possibile e fino a quando saremo ascoltati - la strada del dialogo e della critica costruttiva.

Certo per noi sarebbe stato più facile contestare certe scelte societarie fin dal ritiro, ma siamo sicuri che - così facendo - le nostre ragioni e quelle di molti altri tifosi sarebbero passate in secondo piano.

Terminiamo qui il nostro pensiero, sebbene l’istinto e la passione ci spingano ad andare oltre.

Al di là di tutto, ci si vede sabato, naturalmente in Curva Nord.


Forza capitano, forza grande magica Leonessa!!

Ultras Brescia 1911 Curva Nord