Tutte le vecchie discussioni, congelate per sempre.
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Di: Belva
#131122 http://www.youtube.com/watch?v=MYC9meDu ... r_embedded
Guardatevi questo video, se capite abbastanza bene l'inglese è comprensibile (magari attivando anche la funzione della trascrizione dei sottotitoli).
Riassumendone il contenuto, posso dirvi che questo attivista conosciuto a livello mondiale (di destra, non è un comunista o un verde) ha lanciato una cammpagna politica e di informazione perchè all'entrata degli stadi di football americano da quest'anno potranno perquisire qualsiasi cittadino americano.
Ma vi rendete conto di quanto gli Italiani sono lobotomizzati? Questo, che non c'entra niente con le tifoserie organizzate, semplicemente lancia la campagna perchè capisce che si parte da quello e si arriva al manganello libero. Possibile che qui in Italia non ci sia stata una singola iniziativa politica con un minimo di visibilità nazionale contro la tdt? Possibile che la nostra libertà non valga più niente per noi stessi? Perchè accettiamo le perquisizioni e l'irregimentazione forzata senza fiatare? Io non credo che i tifosi (cioè gente che in maggioranza appartiene ai ceti medio-bassi) siano intimamente concordi con le politiche autoritarie come quelle dei conservatori inglesi che volgioni reintrodurre le punizione corporali nelle scuole; io credo che siano solo l'ignoranza ed il pregiudizio (causato dall'indottrinamento reazionario) a far sì che i cittadini non dicano più nulla contro l'attacco alla loro dignità.
Sarebbe semplicistico dire che il decreto Pisanu/Amato/Maroni sia un ritorno al fascismo. Il problema è che l'autoritarismo violento rosso, nero, verde, o come vi pare, è sempre contrario alla dignità e ai diritti civili delle persone. Purtroppo il popolo italiano si è abituato all'autoritarismo sempre più spinto, siamo andati oltre al nazismo e allo stalinismo: anche i cittadini che seguono le regole del regime sono trattati come delinquenti.
A quando la reazione? Siamo (uso il noi come italiani, so che qui dentro la pensiamo in molti diversamente) troppo pecoroni per la lotta?

Scusate per il ragionamento-fiume, l'ho scritto di getto guardando il video.
Di: Tony
#133970 Belva,
Salto la prima parte del tuo video, non per mancanza di interesse, ma preferisco andare subito al cuore della faccenda, quindi alla prima domanda che poni.
Si. Da molto tempo sono consapevole dello stato di vita larvale della maggior parte degli italioti. Condizione a cui si è arrivati specialmente tramite l’azione terribile (per subdola efficacia e stato di dipendenza generato nella vittima) della più micidiale arma di distruzione di massa: la televisione e i media in genere.
Mi hanno raccontato dell’enfasi con cui venivano commentate le immagini degli incidenti di sabato scorso, a Roma. Toni drammatici e sensazionalistici, a memoria mai utilizzati neppure per commentare il vero orrore delle recenti guerre moderne, i disastri naturali e i veri massacri, a cominciare da quello dello stato di salute psicofisica in cui versano uomini e donne sacrificati ad un modello di vita insostenibile e fallimentare . Da giorni leggo su internet le parole delle alte cariche (ministro dell’interno e della difesa) di questo sistema (non lo chiamo Stato, non ne hanno il rango), che si agitano come banali comari, strillando la loro impressionabilità circa il fatto che i manifestanti “cercavano il morto”. Anziché svergognarli per la palese dimostrazione di fragilità (neppure il decoro di fingere l’apparente controllo di se stessi) o per l’evidente ipocrisia (il ministro della difesa di un paese che sostiene, incentiva, e partecipa ad operazioni di guerra contro tre ex stati sovrani che accusa gli altri di volere cercare il morto...) quelli dell’altra banda (Di Pietro, ad esempio) rincarano la dose proponendo inasprimenti di provvedimenti ormai dettati dalla sola emotività, ed altri ancora (ad esempio Alemanno, l’ex barricadiero convertito alle buone maniere) arriva a chiudere la città alle manifestazioni (proprio lui, che delle manifestazioni più o meno autorizzate ne faceva un cavallo di battaglia).
Non sono ne l’ignoranza (dignitosi si nasce, non lo si diventa a scuola) ne il pregiudizio (il senno non lo da la scuola) ad ingrassare le larve italiote (ma anche il resto del mondo non se la dovrebbe passare poi tanto meglio), ma una macchina bene congegnata che ogni ora di ogni giorno di ogni anno (da almeno cinquanta) gli secca la vitalità (un popolo vitale a Maroni, La Russa e compagnia avrebbe relegato un corretto ruolo da subalterni, come ad esempio usciere alla camera) in cambio di un efficiente effetto “zero pensieri”.
Occorre tornare a pensare, prendere coscienza di quanto sia in via di definitivo radicamento questo brutale sistema autoritario (polizia europea sovranazionale, banca unica centrale, controllo mentale, microchip proposti con la stessa tecnica di persuasione pubblicitaria dell’Iphone, tessera obbligatoria per accedere ai basilari servizi di sussistenza, sostituzione della moneta con la carta elettronica…) che verrà chiamato con nomi di circostanza e giustificato con emergenze altrettanto di circostanza e accolto indifferentemente da tutti quelli che si fanno una idea del mondo attraverso la televisione e i giornali.
Tony
Di: Tony
#134004 “Fermato 'er pelliccia', simbolo degli scontri” Ansa
Questo il titolo a tutta pagina, riportato oggi pomeriggio dall’ANSA. Una questione capitale e gravissima, a dare retta al ministro degli interni che, sempre stando alla stessa agenzia, dichiara “Volevano il morto come a Genova”, viene riportata con questo tono grottesco e pruriginoso, da gossip, con l’uso evidenziato e strumentale del soprannome del presunto colpevole. Come fosse un dettaglio significativo e serio.
L’italiota larva assimila incondizionatamente questi elementi, grazie alla facilità di memorizzare concetti sintetici e coloriti come “ ‘er pelliccia”, “simbolo degli scontri” (ovviamente lo decide l’ANSA quale deve essere il simbolo) e “volevano il morto” (come se le altre volte, intendo quelle degli ultimi quaranta anni, nessuno aveva lanciato sassi a polizia e carabinieri).
La tecnica è la stessa usata dalla serie televisiva per bambini Teletubbies: qualche gridolino, due ammiccamenti, tre salti e molto colore sullo schermo. Il risultato è una moltitudine di larve che crede di essere informata, di avere una opinione propria ed indipendente, che userà per scambiare rassicuranti commenti conformistici con il collega di lavoro o per barzellette e nuovi tormentoni da fare girare con SMS mentre i nostri coraggiosi ministri (quelli che non dormirebbero la notte a sapersi in un paese ancora vitale, con un popolo di uomini – non di larve – capace di ribaltarli in due mesi senza l’appoggio di security contractors e no flight zone e, specialmente, avendone ragione e pieno diritto) danno prova di ingegno applicando il DASPO anche ai manifestanti di piazza. Così, in breve tempo, oltre che per andare allo stadio la tessera emessa dalla banca sarà indispensabile anche per girare nelle nostre piazze.
Chissà che a qualche genio del marketing non venga in mente di impiantare qualche “real box” anche a bordo piazza, per le prossime manifestazioni, magari per farci accomodare gli indignati più diligenti e prestigiosi, quelli che si tessereranno per primi.
Tony
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Di: kaos
#134022 17-10-11
INDIGNATI: MANTOVANO, PERQUISIZIONI ANCHE TRA GLI ULTRAS

(ASCA) - Roma, 17 ott - ''Questo non deve meravigliare perche' sappiamo che esiste una mappatura di alcuni ultras, non voglio usare il termine tifoserie che e' un termine nobile, che corrisponde a coloriture politico-ideologiche estremiste, quindi non deve meravigliare qualcosa del genere''. Cosi' il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, intervistato a Sky Tg24 parla dell'operazione di polizia in corso in diverse regioni italiane e delle perquisizioni tra gli Ultras del Napoli.

''L'operazione di polizia in corso in tutta Italia, volta ad individuare i responsabili delle devastazioni avvenute a Roma sabato, - conclude e' la risposta seria del lavoro delle forze dell'ordine''.
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Di: kaos
#134024 ROMA / Quanti erano i “black bloc” presenti alla manifestazione di sabato? che hanno partecipato alla manifestazione di sabato? Nelle prime indicazioni si era parlato appena di 200-300. In realtà i violenti erano almeno 2mila se non 3mila. Al primo nucleo di violenti se ne sono aggregati anche altri.
Quello che stupisce è che – confermano varie fonti – alcuni di loro erano ultras, anche dal retroterra politico decisamente non di sinistra. C’erano manifestanti con cartelli sulla tessera del tifoso. E anche la firma “Acab” è notoriamente legata ad ambienti vicini agli ultras delle squadre.
Una parte dei manifestanti si sarebbe “addestrata” in Val di Susa, concordano molti analisti. Una preparazione quasi “para-militare”.



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Di: piadina
#134068 un po di biografie di questi politici che ora fanno i pompieri

Alemanno sindaco di Roma

Ecco chi è Alemanno. Da carcerato per attentato, a picchiatore del Fronte della Gioventù fino a vicepresidente di Alleanza Nazionale

Alemanno entra da giovanissimo in politica, nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino.
È stato arrestato diverse volte: nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. (Ansa, 20/11/1981)
Nel 1982 viene fermato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi 8 mesi di carcere a Rebibbia. (Ansa, 15/05/1988)
Nel 1988 diventa Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI, succedendo a Gianfranco Fini che la gestiva dal 1977. Resterà in carica fino al 1991, caratterizzando il suo segretariato per una più spiccata linea movimentista e per la ripresa di tematiche antiamericane ed antioccidentali.
Il 29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale, lesione ai danni di due poliziotti, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. Verrà poi prosciolto (Ansa 29 e 30/05/1989)
Il 13 giugno 1991 Umberto Bossi partecipa a una manifestazione della Lega Sud Sicilia a Catania e viene aspramente contestato dal Fronte della Gioventù guidato proprio da Alemanno (ANSA 13.6.1991)



Ministro della Difesa La Russa

Il 12 aprile 1973, quando era uno dei leader del Fronte della Gioventù di Milano, nella manifestazione organizzata dal Movimento Sociale Italiano contro quella che veniva definita "violenza rossa" furono lanciate due bombe a mano Srcm, una delle quali uccise il poliziotto di 22 anni Antonio Marino. La Russa fu indicato come uno dei responsabili morali dei lanci di bombe.[4][5]

Ministro degli Interni Roberto Maroni

I fatti di via Bellerio e la condanna per resistenza a pubblico ufficiale [modifica]
Il 12 agosto 1996 il Procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia avviò delle indagini sulla Guardia Nazionale Padana, sospettata di essere un'organizzazione paramilitare tesa ad attentare all'unità dello Stato (reato previsto dagli articoli 241 e 283 del Codice penale)[7].
Il 18 settembre venne così disposta la perquisizione delle residenze di Corinto Marchini, capo delle "camicie verdi", Enzo Flego e Sandrino Speri, dell'ufficio di Speri nella sede leghista di Verona e di un locale della sede federale di Milano della Lega Nord, ritenuto nella disponibilità dello stesso Marchini. Le operazioni iniziarono alle 7 del mattino e alle 11 due pattuglie della Digos di Verona si presentarono alla sede della Lega di via Bellerio a Milano con Marchini a bordo. A tale perquisizione, operata dalla Polizia di Stato, si opposero alcuni militanti e politici leghisti fra cui Maroni, che ne contestavano la validità. Tuttavia nel pomeriggio, dopo una consultazione con la Procura di Verona e un nuovo mandato di perquisizione, la Polizia decise di fare irruzione, incontrando la resistenza dei militanti e dirigenti padani. A questo punto scattò la carica per superare l'ostacolo e raggiungere l'ufficio indicato dall'indagato. Corinto Marchini aveva infatti indicato come proprio ufficio un locale che si rivelò invece essere, come scritto sulla porta, l'ufficio di Roberto Maroni; nessun altro locale venne identificato come un possibile ufficio dell'indagato. Il Procuratore decise di ignorare tale informazione e di far perquisire ugualmente l'ufficio. Si contarono contusi da entrambe le parti. Maroni, caricato su una barella, venne portato in ospedale[8].
Contro la perquisizione la Camera dei deputati nel 2003 avanzò ricorso per «conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, chiedendo alla Corte Costituzionale di dichiarare che non spetta all'autorità giudiziaria (ed in particolare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona) di disporre e di far eseguire la perquisizione del domicilio del parlamentare Roberto Maroni». Nel 2004 la Corte Costituzionale darà ragione alla Camera[9].
Il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale[10]. La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato[11]. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro[12]. Per la Suprema Corte «la resistenza» di Maroni e degli altri leghisti «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (...) e proprio per questo del tutto ingiustificabili»[13].
Processo alla Guardia Nazionale Padana
Maroni è stato anche imputato a Verona come ex capo delle camicie verdi, insieme al altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge[14]. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati dalla Legge 24 febbraio 2006, n. 85[15] varata dal centrodestra allo scadere della legislatura[16][17]. Restava in piedi solo il terzo, ma anche da questo Maroni ottiene il non luogo a procedere nel dicembre 2009[18], e comunque il divieto di associazioni di carattere militare previsto dal Decreto Legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 è stato poi abrogato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (art. 2268, c. 1, punto 297)[19].
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Di: Vicious
#134077 quella di berlusconi non la metti perchè è troppo lunga e viene tagliata automaticamente? :wink:
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Di: piadina
#134204 tifosi del Bayern a Napoli

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Di: Belva
#134225
Tony ha scritto: “Fermato 'er pelliccia', simbolo degli scontri” Ansa
Questo il titolo a tutta pagina, riportato oggi pomeriggio dall’ANSA. Una questione capitale e gravissima, a dare retta al ministro degli interni che, sempre stando alla stessa agenzia, dichiara “Volevano il morto come a Genova”, viene riportata con questo tono grottesco e pruriginoso, da gossip, con l’uso evidenziato e strumentale del soprannome del presunto colpevole. Come fosse un dettaglio significativo e serio.
L’italiota larva assimila incondizionatamente questi elementi, grazie alla facilità di memorizzare concetti sintetici e coloriti come “ ‘er pelliccia”, “simbolo degli scontri” (ovviamente lo decide l’ANSA quale deve essere il simbolo) e “volevano il morto” (come se le altre volte, intendo quelle degli ultimi quaranta anni, nessuno aveva lanciato sassi a polizia e carabinieri).
La tecnica è la stessa usata dalla serie televisiva per bambini Teletubbies: qualche gridolino, due ammiccamenti, tre salti e molto colore sullo schermo. Il risultato è una moltitudine di larve che crede di essere informata, di avere una opinione propria ed indipendente, che userà per scambiare rassicuranti commenti conformistici con il collega di lavoro o per barzellette e nuovi tormentoni da fare girare con SMS mentre i nostri coraggiosi ministri (quelli che non dormirebbero la notte a sapersi in un paese ancora vitale, con un popolo di uomini – non di larve – capace di ribaltarli in due mesi senza l’appoggio di security contractors e no flight zone e, specialmente, avendone ragione e pieno diritto) danno prova di ingegno applicando il DASPO anche ai manifestanti di piazza. Così, in breve tempo, oltre che per andare allo stadio la tessera emessa dalla banca sarà indispensabile anche per girare nelle nostre piazze.
Chissà che a qualche genio del marketing non venga in mente di impiantare qualche “real box” anche a bordo piazza, per le prossime manifestazioni, magari per farci accomodare gli indignati più diligenti e prestigiosi, quelli che si tessereranno per primi.
Tony

Grazie Tony per la bella risposta.
Io a Roma c'ero, e posso dirti senza problemi che quelli più organizzati che hanno poi iniziato gli atti di vandalismo e lo scontro frontale non erano più di 500. Poi si sono aggiunti anarchici, ultrà, autonomi, chi si è ritrovato in mezzo ecc. ecc. Ma 4000 guerriglieri non c'erano, altrimenti si sarebbe parlato di morti.
Comunque sia, il morto non lo volevano veramente, altrimenti avrebbero ammazzato il carabiniere che è uscito per ultimo dalla camionetta in fiamme.
La figura del violento senza dignità la fanno Maroni e quel ... del prefetto, che erano pronti a massacrarci in caso di deviazione su Montecitorio, purtroppo 'sti vandali hanno rovinato tutto (solo una parte del corteo avrebbe provato la mossa, lo ammetto, ma vi assicuro che è stata la disorganizzazione che ha decretato il fallimento, non la mancanza di volontà): il grosso della polizia era appunto a Montecitorio e dintorni, pronto a dare vita ad un vero scontro frontale, altro che quella mezza roba di sabato, con gli idranti sparati verso i cobas, che non han tirato un singolo sampietrino.
Il problema che è emerso dopo è che la dirigenza del forum sociale italiano (entità non ben definita e infatti ridicola e ininfluente) ha avuto la arroganza di emettere un documento generale senza convocare le singole componenti del corteo, permettendosi di condannare in toto i ribelli, senza assumersi alcuna responsabilità politica e appoggiando quel cazzo di manettaro di Di Pietro, degno compare di Maroni. Noi del Pcl ci siamo rimasti di merda anche perchè ci avevano confinato per penultimi nel corteo, davanti solo ai riformisti di rifondazione, e praticamente siamo partiti che gli scontri erano già cominciati 2-3 chilometri più avanti. La dirigenza, che sicuramente poteva fare meglio e sono il primo a dirlo, è incazzatissima a livello locale e forse qualche testa da noi salterà per questa non indifferente figura di merda.
Per gli altri, nonostante tutto, va tutto bene, tutto a posto, non si sta parlando di ciò che volevamo (default pilotato, nazionalizzazione delle banche, salario di cittadinanza e altre cose che piacciono anche ad alcuni qui del forum, ci scommetto) e adesso arriverà il pd (che imporrà il suo programma alla federazione della sinistra, e questa accetterà!) a invocare privatizzazioni, svendita del patrimonio statale e liberalizzazioni a cazzo, cioè qualsiasi cosa anche positiva per un liberale verrà fatta male (da veri veltroniani), il tutto in una prospettiva di avvicinamento a confindustria e vaticano sempre più palese.
Fulvio Abbate ha detto che è ora di rabbia sociale ( http://www.teledurruti.it/?p=2328 ): sono d'accordo, il margine di contrattazione coi padroni è finito. O torniamo allo stato di polizia (vedi legge reale, tessera e patriot act americano) o poniamo fine alla dittatura della borghesia. A noi la scelta.
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Di: Belva
#134227 A proposito di chi dà del violento e poi ordina ai soldati italiani di massacrare popoli stranieri come fossero formiche, vi posto un mio articolo leggermente datato, ma magari vi interessa.

Afghanistan: battaglie e mazzette di Giacomo Turci 5/08/2010

Il 25 luglio Wikileaks.com ha pubblicato il cosiddetto “Diario di guerra afgano”: oltre 91.000 pagine di dettagliati resoconti su tutte le azioni militari del conflitto in corso in Afghanistan dal 2004 al 2010, redatte da soldati e ufficiali dell’intelligence americana. Località, numero di soldati e civili coinvolti, perdite di ambo le parti perfettamente catalogate: non manca niente nei rapporti pubblicati da Wikileaks, portale creato e aggiornato dall’hacker australiano Julian Assange insieme ad un migliaio di suoi “colleghi”. Assange si avvale di misteriose fonti, tra cui alcune interne alle forze armate americane, che gli danno una mano nel trovare e pubblicare documenti più o meno coperti da segreto, tra i quali anche, appunto, il famigerato ”Afghan war Diary”. Molti giornali hanno trattato il tema del Diario senza analizzarne il contenuto nel dettaglio, creando confusione nei lettori, i quali non hanno potuto farsi un’idea chiara sul valore del dossier. Al contrario, analizzeremo ora nel dettaglio una delle pagine del Diario, riepilogando prima la situazione: l’azione descritta avviene a nord-ovest di Bala Murghab, cittadina che si trova nella valle del fiume Murghab, nella provincia nord-orientale di Herat, la quale rientra nel Regional Command West, regione sotto il comando dell’esercito italiano”. A Herat si trovano gran parte dei militari italiani presenti nel paese, soldati spagnoli e altri componenti dell’ISAF. Ricordiamo che l’ISAF (International Security Assistance Force) è stata creata su risoluzione ONU, ma per gravi problemi nella catena di comando è stata “appaltata” alla NATO, che fornisce gran parte delle truppe operative e di fatto comanda il teatro di operazioni a livello strategico e tattico.
E’ il 29 maggio 2005, ore 07:30, ed è in atto l’operazione Murghab (“operazione di pulizia” secondo il rapporto): forze dell’Esercito Nazionale Afgano, supportate da soldati ISAF, avanzano verso nord per mettere in sicurezza l’area di Bala Murghab. Improvvisamente, guerriglieri (nelle fonti americane chiamati insurgents e raramente talibans o terrorist, e ci sarà un motivo…) aprono il fuoco da diverse posizioni con armi leggere, RPG (lanciarazzi, ndr) e mortai (non si tratta dunque di “fuoco indiretto”, come riportato dai media italiani). La sortita è un vero e proprio attacco a tenaglia: mentre i reparti europei prendono posizioni ai fianchi e sul retro, i guerriglieri aprono il fuoco su di loro da sud. Sono presenti i parà del 183° reggimento “Nembo” e quelli del 185°, sezione “acquisizione obiettivi”: quest’ultimi trasmettono le coordinate di due basi di fuoco nemiche, i mortai fanno fuoco e gli insurgents vanno in rotta per non subire altro fuoco da ritorno e sottrarsi all’imminente arrivo di mezzi aerei in missione CAS, cioè Supporto Aereo Ravvicinato, che li inseguono per più di due ore. L’allerta termina del tutto alle 11.00. Due giorni dopo lo scontro, dei civili portano davanti al cancello del campo Columbus il cadavere di un soldato afgano. E’ così possibile avere il quadro completo delle perdite: 3 dispersi (probabilmente morti), 11 morti, 5 feriti per l’Esercito Nazionale Afgano; 3 feriti tra i paracadutisti italiani; 20 morti e 10 feriti per gli insurgents e 1 ferito ed 1 morto tra la popolazione locale. Come possiamo notare dalle perdite piuttosto alte subite da afgani regolari e italiani prima che l’artiglieria e l’aviazione facciano sentire il loro peso sul campo di battaglia, l’attacco ha colto completamente di sorpresa la pattuglia, che, circondata, evidentemente non era stata preceduta da esploratori in un terreno non ancora “bonificato”. Date però le dimensioni del gruppo (tra i 50 e i 100 soldati), sembra possibile che si stesse in realtà cercando di ingaggiare un gruppo di insurgents di dimensioni simili (i guerriglieri operano in gruppi da 50 o 100 e perciò le loro perdite effettive sono calcolabili tra il 50% e il 30%, non certo insignificanti ma rimpiazzabili e ampiamente “ricompensate” dalle perdite nemiche) che ci si aspettava fosse in zona, contando di schiacciarlo con l’artiglieria e finirlo con l’aviazione. Tale probabilissimo caso è in linea con la tesi (confermata dai tanti scontri come il nostro tra regolari e truppe ISAF da una parte e insurgents dall’altre) che nega l’approccio ufficiale totalmente difensivo-umanitario delle nostre truppe di stanza in Afghanistan. Basti pensare che il tipo di scontro a Bala Morghab passa rapidamente, nel rapporto ufficiale, da “attacco da parte di insurgents” a “ingaggio offensivo”. Dunque, se per l’Esercito Nazionale Afgano è totalmente legale attaccare e inseguire attaccare gli insurgents, a tutte le truppe ISAF (tranne gli angloamericani sotto diretto comando U.S.A.) è vietato sferrare offensive, poiché il ruolo affidato loro dall’ONU è quello di peacekeepers e di aiutanti del popolo afgano nella ricostruzione del paese. Tale dettaglio per nulla trascurabile è invece ignorato dalla politica italiana, che vede l’argomento Afghanistan come una medicina amara da buttar giù senza questioni: nel silenzio generale sono state rifinanziate le missioni militari all’estero e si è programmato un aumento dagli oltre 3.000 attuali militari in Afghanistan a 4.000.
La corruzione è un altro grave problema seriamente trattato persino negli U.S.A, ma non in Italia, è la corruzione: John F. Tierney, capo del Comitato per la Sicurezza Nazionale e gli Affari Esteri, ha presentato lo scorso giugno alla House of Representatives il dossier “Warlord, Inc.”, un’ampia trattazione sulla corruzione dilagante nel sistema logistico dell’Host Nation Trucking, l’organizzazione nazionale afgana di tir logistici, che sostengono il 70% del trasporto di rifornimenti destinati agli americani in Afghanistan: l’intera organizzazione è protetta da signori della guerra locali che sono assunti come “contractors” e che pur di non perdere i propri uomini in continui scontri pagano tangenti ai talebani, i quali spesso intervengono direttamente grazie ad un capillare sistema di estorsione. Persino il Segretario di Stato Hilary Clinton ha ammesso la gravità della situazione, davanti al Comitato per gli Affari Esteri del Senato: <Una della maggiori fonti di ricchezza per i Talebani è il “denaro di protezione”>. Testimonianze di pagamenti estorti per la protezione non sono limitate ai contractors. Il Times of London del 15 ottobre 2009 ha parlato della protesta formale da parte dell’ambasciatore U.S.A. a Roma nei confronti del governo italiano: i militari italiani avrebbero l’abitudine di pagare i Talebani con mazzette di decine di migliaia di euro per mantenere la pace ad Herat. Quando, nel 2008, i francesi assunsero il comando nell’area precedentemente controllata dagli italiani (e non continuarono a pagare mazzette perché erano all’oscuro del patto tra gli insurgents e gli italiani), furono attaccati immediatamente e dieci soldati morirono. Berlusconi, che era al governo da soli tre mesi, escluse che il suo governo avesse autorizzato tali pagamenti. E’ evidente che in tal caso il primo ministro diceva il vero, in quanto non bastano certo un paio di mesi per mettere sotto controllo gli ufficiali al fronte, stabilire un contatto con dei guerriglieri, intavolare trattative e raggiungere un accordo “pacifico”. E’ chiaro che il governo Prodi, pur di trovare un modo per allentare la pressione dell’opposizione e della sinistra, non disdegnava abbassare “artificialmente” il numero di morti e feriti in Afghanistan col vecchio metodo “tarallucci e vino”: nascondendo il numero effettivo dei combattimenti si tenevano buoni i pacifisti, ma aumentando gradualmente e silenziosamente gli effettivi, Prodi soddisfaceva le richieste dei moderati filoamericani. La prova di tale contraddizione è l’appoggio di quel governo alla nascita di una task force italo-spagnola formata in prevalenza di paracadutisti e forte di 220 soldati impegnati in missioni prettamente offensive. Il governo Berlusconi, sia l’attuale che quello precedente, ha un orientamento tradizionalmente bellicista e non risulta particolarmente indebolito dalle grane d’Afghanistan: l’attacco di Bala Morghab, i morti squartati dagli IED (esplosivi “artigianali” nascosti), lo scandalo dell’ospedale di Lashkar Gah…l’opinione pubblica italiana sembra essersi ormai assuefatta alla guerra afghana, permettendo così ai vari governi di evitare, unici al mondo, la discussione degli aspetti più problematici dell’impegno italiano in Afghanistan.
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Di: piadina
#137250 chi sarà il prossimo?
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Di: piadina
#137643 Gli Ultras del Parma Calcio scrivono al commissario Anna Maria Cancellieri, in queste ore in pole position come probabile ministro degli Interni del neo governo Monti. L’appello dei tifosi è quello di riconsiderare il sistema della tessera del tifoso, attaccata dai Boys fin dalla sua nascita. Ecco il comunicato integrale:

“Siamo i BOYS PARMA 1977, un gruppo di Ultras e tifosi del Parma Calcio, cittadini parmigiani e non, gruppo che da 34 anni svolge la sua attività in città, coinvolgendo centinaia di persone di varie generazioni nel tifo e nella beneficienza, che ha ricevuto anche il Premio Sant’Ilario 2007 dal Comune di Parma per aver “contribuito a rendere migliore la vita dei singoli e della comunità e ad elevare il prestigio della città”. Come Gruppo non abbiamo mai svolto un’attività politica che riteniamo estranea al nostro mondo, gli unici colori e simboli che accettiamo sono quelli del Parma e di Parma. Da sei anni ci occupiamo anche di dare una mano all’Associazione Fibrosi Cistica organizzando una Riffa benefica, questo per spiegarLe che non sta parlando con i “temibili ultras” che i media italiani vogliono dipingere come teppisti, ma con ragazzi impegnati anche nel sociale, desiderosi di fare del bene per la propria città.

Le scriviamo in quanto abbiamo letto stamane sugli organi di stampa nazionali il Suo nome accostato alla possibile carica di Ministro della Giustizia o dell’Interno, poltrona quest’ultima occupata fino alla scorsa settimana dal leghista Roberto Maroni.

Con la presente vogliamo infatti parlarLe e se necessario metterla a conoscenza della ormai famosa Tessera del Tifoso, fortemente voluta dal sopracitato Ministro e votata da tutti unanimemente, indipendentemente dallo schieramento politico.

Non sappiamo se ne ha mai sentito parlare o se ha mai concentrato la sua attenzione su questo argomento, nel caso dovesse ricoprire il ruolo di Ministro La invitiamo a farlo, ora per non dilungarci cercheremo di spiegare questa Tessera in poche parole.

La Tessera del Tifoso è nata due anni fa con un duplice scopo: far nascere la categoria di tifosi ufficiali e prevenire episodi di violenza. Questo è quanto è stato detto da chi l’ha voluta e imposta. In realtà sin dall’inizio per quasi tutti, tifosi e Società di Calcio, la Tessera è stata solo l’ennesimo disagio, non ha dato alcun vantaggio a chi l’ha sottoscritta ed ha imposto divieti e limitazioni a chi non l’ha voluto fare. In molti casi questa Tessera, a pagamento, si tratta di una vera e propria Carta di Credito, un prodotto bancario, cosa totalmente estranea al calcio ed alla sicurezza, utile solamente come raccolta dati e schedatura di massa. Ovvio che diversi soggetti abbiano avuti i propri interessi economici con questo progetto, a discapito però di migliaia di tifosi, cittadini italiani.

Davanti al fallimento della Tessera il Ministro Maroni ha pensato bene di imporla, rendendola obbligatoria per abbonarsi alla propria squadra ed accanendosi nei confronti di chi l’ha sempre contestata, arrivando a vietare la circolazione sul suolo nazionale di liberi cittadini, vietando in parole povere tutte le trasferte. Addirittura si è arrivati a discriminare le persone, proibendo l’acquisto del biglietto, in base alla Regione di residenza!

Non serve un politico per capire che tutto questo calpesta le libertà dei singoli e molte norme della Costituzione Italiana.

La invitiamo nel caso di incarico a riflettere su questo strumento che ha contribuito a svuotare gli stadi italiani e che ha rovinato sabati e domeniche a migliaia di sportivi che, in un momento delicato come questo, hanno già abbastanza pensieri e preoccupazioni. Ci rivolgiamo a Lei, per fare in modo che in questo periodo così delicato della nostra storia politica, in cui il cittadino italiano è stato più volte preso in giro dall’attuale classe politica, si possa tornare ad uno Stato libero, in cui chi sbaglia venga punito, ma non alla cieca e solo perché si tratta di una classe sociale mediaticamente debole.

Ringraziandola per l’attenzione, Le auguriamo buon lavoro e buona fortuna per eventuali nuovi incarichi”.
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Di: piadina
#138407 fonte lapadovabene

Pubblico questa interessante riflessione dell’amico Harken relativamente al futuro della Tessera del Tifoso, ora che c’è stato il cambio di governo:

SCENARI ATTUALI

Sparito Maroni e spariti i suoi mantra sulla tessera del rognoso ci si potrebbe aspettare un cambio di rotta da parte del nuovo esecutivo che dovrebbe mettere mano ai problemi del paese. Ma è proprio perché il governo è nato per la questione economica che trovo difficile che possa prendere decisioni “politiche” nel senso di scelta (anche perché formato dai c.d. tecnici) e che possa occuparsi di un aspetto oggettivamente secondario rispetto al marasma finanziario nel quale ci troviamo.
Ma se supponiamo una scelta di un ministro “illuminato” agli interni, lui potrebbe fare davvero qualcosa?

Possibile, ma più probabilmente improbabile. Non possiamo dimenticarci che il governo Monti è nato/sta nascendo anche grazie al sostegno del principale partito di maggioranza il quale è di proprietà (in senso aziendale del termine) della persona che al connubio banche-pay tv-tessera non può che dare il massimo sostegno possibile perché ne ha interessi economici diretti. Quando si spiegava sul perché Maroni avesse partorito un aborto come la tessera era evidenziato molto bene chi era presente dietro all’intero progetto assieme alle banche, anche tralasciando la cultura politica che ha formato l’ex ministro pregiudicato mordipoliziotto. E’ chiaro quindi che una proposta in tal senso è impossibile sempre se mai ci sarà.

E se ci fossero elezioni nel giro di qualche mese?

Dando per scontato che vinca la coalizione di centrosinistra (vedi i sondaggi, la tipica alternanza ciclica degli schieramenti e così via) anche qui trovo molto difficile che qualcuno possa, o meglio voglia, fare qualcosa; sia per motivi prettamente conoscitivi (dubito che nessuno si sia mai posto il problema della tessera nell’opposizione) sia perché da personaggi che hanno sempre sostenuto e appoggiato il Berlusca nelle nefandezze (vedi il termine “inciucio”) difficilmente prenderanno azioni di questo tipo, magari anche con la motivazione (per altro già richiamata in anni passati) di non voler colpire mediaset (premium) perché privi di intenti vendicativi. E poi sinceramente da chi ha prodotto il ministro Amato e la sua geniale responsabilità oggettiva non mi fido.

SCENARI FUTURI

Tralasciando l’aspetto prettamente politico, che non mi piace e che rischia di far travisare quello giuridico di cui a seguito dando preconcetti politici al lettore, vorrei fare una riflessione su ciò che potrebbe ragionevolmente accadere a livello meramente tecnico. Sono stato infelice profeta 2 anni fa della modifica del concetto della trasferta con la tessera per via amministrativa e in barba all’accordo sottoscritto dalle società: primo anno tutte le trasferte libere tranne quelle vietate a tutti o solo per i tesserati, quest’anno tutte le trasferte vietate tranne quelle espressamente dichiarate libere (che non ci sono per altro o se vi sono viene impedito comunque l’accesso ai non tesserati) e come sempre mi auguro di sbagliare, anche se vengo preso in giro dall’osservatorio (zona F.A.Q.):

“Se voglio seguire la mia squadra in trasferta fuori provincia, posso acquistare i biglietti per lo stadio anche se non ho la tessera?

Sì, la tessera non è un’imposizione. Gli spettatori che non vogliono aderire al programma «tessera del tifoso» possono continuare a frequentare gli stadi acquistando biglietto in settori diversi da quello riservato agli ospiti; naturalmente, in questo modo, non godranno dei privilegi derivanti della tessera.”

Dando per scontato che il lettore abbia a mente la problematica giuridica generale della tessera (per chi non la ricorda il link è questo: CLICCA QUI), vorrei concentrarmi su uno degli aspetti più delicati (forse il principale punto di criticità) della tessera del pecorone. Il divieto per 5 anni post DASPO.

Occorre una premessa perché mi rivolgo a tutti in modo che chiunque possa capirmi. Nel mondo del diritto esiste un principio secondo il quale non tutte le norme giuridiche (le leggi, i decreti legge, le leggi della regione ecc.) hanno lo stesso valore. Esiste una gerarchia ben precisa, tale che una legge di grado inferiore non può andare in contrasto con quella superiore; ad esempio una legge della regione non può essere contro la costituzione che è al vertice di questa gerarchia.

Questo schemino semplificato ci permetterà di aver chiari alcuni passaggi in seguito:

Immagine

Detto questo bisogna ricordare come la tessera del pecorone e tutto ciò che ne discende nasce esclusivamente da una circolare amministrativa (se guardate lo schemino sopra non la troverete in quanto non è un atto idoneo a obbligare nessuno, ministero compreso). Teniamolo a mente.

La prima versione del progetto tessera prevedeva che chiunque fosse stato sottoposto a DASPO non poteva sottoscrivere una tessera se non fossero passati 5 anni dalla fine della misura (sulla questione DASPO vi rimando al link sopra). Nessuno parlava di assoluzioni, nessuno parlava dell’impossibilità da parte del giudice di cancellare un DASPO nella quasi totalità dei casi (essendo di 1-2 anni veniva scontato interamente prima che arrivasse la sentenza che ne impiega in genere 3) e fu uno dei punti più criticati dal mondo del tifo.

Come sappiamo la tessera e il progetto che ne consegue non è altro che una opinione espressa dal ministro Bobo alle questure (essendo una circolare è definita giuridicamente come parere od opinione) nel senso che lui voleva che fosse applicato tutto il progetto che aveva in mente. Non essendo obbligatoria la Roma americana ha fatto la cosa più ovvia di tutte: o mi fai fare una tessera come vogliamo noi facendo anche gli abbonamenti a tutti (modello inglese) oppure recediamo dal progetto della tessera. Il panico. Come ricordiamo l’osservatorio è passato da un rigetto iniziale sino ad un “vedremo” quando la Roma ha minacciato di recedere dalla tessera e dal suo progetto, sottoscritto con un accordo non vincolante ( ma anche se lo fosse scade a giugno). Maroni disse “io non ne so nulla della Roma” e prese tempo. Ne uscì un tentativo di addomesticare la Roma cambiando la disposizione sui motivi ostativi al rilascio della tessera: oggi per il rilascio della tessera ci sono sempre i 5 anni ma solo dopo aver scontato una sentenza di condanna. Niente più divieto post DASPO e precisazione che in caso di assoluzione decadono tutti i motivi ostativi immediatamente.

1-Sono temporaneamente escluse dal programma quelle persone condannate per reati da stadio anche con sentenza non definitiva, fino al completamento dei 5 anni successivi alla condanna medesima;

2-La tessera del tifoso non può essere, altresì, temporaneamente rilasciata a coloro che sono attualmente sottoposti a DASPO, per tutta la durata del provvedimento stesso. (Sotto DASPO per altro allo stadio non ci si può accedere, disposizione inutile e ripetitiva).

Bello direte voi. In teoria si, in pratica è aria fritta come la tessera.

L’inghippo giuridico è sostanzialmente questo. Il modulo che espone il progetto tessera (che ha anche i motivi ostativi) non è un regolamento di tipo interpretativo ma una semplice modifica dell’opinione sul progetto tessera per mezzo di una circolare. In sostanza fintanto che il mordipoliziotto faceva il ministro la sua opinione sui motivi ostativi era quella e poteva cambiare. E voi direte e allora? E allora possiamo trarne due conclusioni immediate:

1-Il nuovo ministro potrebbe avere opinioni differenti o uguali
2-Il nuovo ministro potrebbe non avere opinioni in merito

Diamo per scontato che il nuovo ministro o non conosce la situazione e si occupi di altro o non abbia opinioni in merito e decida di astenersi sul problema. Che dovranno fare i questori e l’osservatorio ora che non hanno più esigenza di scodinzolare al ministro per un avanzamento di carriera? Applicheranno la legge, cosa che avrebbero dovuto fare sin dall’inizio (per altro a Roma la hanno spesso applicata anche alla faccia di Maroni). Quale? La normativa Amato così come modificata da quella Raciti e quindi il famigerato art.9.

L’art 9 recita: “é fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio […] di vendere o distribuire titoli di accesso (all’impianto sportivo) a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’art. 6 L. n. 401/89 c.d. D.A.SPO, ovvero a soggetti che siano stati comunque condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive[..]. ”

In sostanza secondo l’opinione (tendo a sottolineare opinione perché le circolari non sono regolamenti e non vincolano nessuno) di Maroni questo articolo parla di 5 anni post DASPO prima, e ora intende dire che in caso di assoluzione non ci sono problemi per la tessera. L’atto dell’osservatorio non è un regolamento di tipo interpretativo (vedi sopra) in quanto un simile atto sarebbe impugnabile al TAR (al quale potrebbe anche richiedersi un controllo sull’art 9 fino alla corte costituzionale). Chiaramente l’intera azione di Maroni è basata sul sistema di impedire di fatto la tutela dei diritti di ogni cittadino per via di atti non vincolanti applicati lo stesso.

Non serve essere fini giuristi per capire che la norma intende e dice tutt’altro. Maroni lo sapeva ma non ha mai voluto cercare di imporla immediatamente, almeno non prima che gli italioti pecoroni si abituassero alla novità della card virtuosa. Il problema è grave, ancor di più se pensiamo che 7,5 DASPO su 10 finiscono in assoluzione (della quale l’art 9 non parla) e se pensiamo che i reati c.d. “da stadio” non sono reati commessi in occasione di manifestazioni sportive (eccetto per petardi, fumogeni e affini) ma reati anche slegati dal calcio e dall’evento sportivo come la rissa, l’ingiuria, l’offesa a pubblico ufficiale, il danneggiamento ecc. (per un analisi approfondita vi rimando all’articolo della tessera linkato sopra). In sostanza se io a 17 anni spacco un vetro del liceo con un mattone a 35 anni non potrò andare allo stadio, se insulto mia moglie al processo di divorzio non vedrò mai più uno stadio mentre se commetto reati quali l’omicidio, il terrorismo, la strage, l’associazione mafiosa, la corruzione, la concussione una volta scontata la pena nessuno mi vieta nulla. Senza contare che ESSERE DESTINATARIO di DASPO non fa riferimenti a processi, errori possibili, assoluzioni e quant’altro. Dice solo essere destinatario.

Piccola nota simpatica: la norma si applica a chiunque: calciatori, giornalisti, presidenti e al nostro caro ministro pregiudicato per un reato da stadio e gran tifoso del milan. Sempre che anche per loro non si applichi la legge diversamente come nel caso dei DASPO (vedi il caso Moggi).

E se il ministro ha opinioni differenti da Maroni o comunque intende andare avanti sullo schema del predecessore (magari perché è uno dei tanti che si vendevano al ministro per un avanzamento di carriera distruggendo i nostri diritti) ?

Supponiamo che il nuovo ministro sia scelto tra soggetti che di problematiche calcistiche ne sono esperti, come i prefetti.

Anche in questo caso l’inghippo giuridico non si risolve. Va applicato l’art. 9 e non il parere del ministro in carica il quale potrà inventarsi qualsiasi cosa per interpretare suddetto articolo senza che serva uno scienziato per capire che dice vaccate. E’ anche possibile che il progetto tessera venga modificato ma tutti noi sappiamo che per renderlo giuridicamente accettabile della tessera del tifoso non rimane che una card obbligatoria senza alcun tipo di scopo della sua venuta ad esistenza (il che per altro rivela che esiste per la storia delle banche e non per altro). La tessera così come vista da Maroni non può esistere, la tessera senza le criticità giuridiche non ha alcun senso pratico.

Inutile ricordare che l’inghippo giuridico è insuperabile senza la volontà di un ministro degli interni: la stessa normativa Raciti voluta da Maroni vieta in modo preciso (è nata per quello): card tipo inglesi, fidelizzazioni varie, accessi differenziati, tessere di fedeltà, fidelizzazione del tifoso nel senso di creare “un gruppo di tifosi fidelizzati” (utilizzo la terminologia dell’osservatorio) e così via. La tessera esiste ma non potrebbe perché vietata per legge ed anche incostituzionale…però esiste è sempre un parere, come il mio.

SOLUZIONE

Alla luce di tutto ciò e di un autunno caldissimo che ci aspetta (spero di no ovviamente) continuo a ritenere che l’unica via possibile sia quella di impedire in prima istanza che le società possano ri-firmare l’accordo a giugno (è possibile che l’osservatorio pieno di uomini del ministro possa muoversi da solo) e in seconda iniziare a vagliare la possibilità di una rescissione dal progetto tessera per il nuovo anno. Informate, non c’è niente di peggio dell’informazione per distruggere i mantra dell’anno a incidenti zero e dell’aumento del 20% di spettatori. Le società di cui siete tifosi devono essere informate per impedire che questo abominio alle nostre passioni continui. Nella speranza che la Roma funga da apripista per tutte le altre il più in fretta possibile…

Post scriptum

Ne approfitto per precisare una cosa. Diverse persone in riferimento all’articolo anti tessera linkato mi hanno definito nei modi più svariati possibili: “capetto ultras in rosik” “ultras diffidato che vuole tornare in trasferta” “teppista” “avvocatucolo con interessi personali” e simili. Preciso che non sono avvocato, non ho e non ho mai avuto alcuna pendenza penale ne sono mai stato sottoposto ad alcuna misura tipo il DASPO e non ho mai fatto parte di alcun gruppo organizzato e/o club.

Capisco che davanti all’evidenza giuridica e dei fatti reali qualche persona possa prendersela a male, ma dovete avere la forza di ammettere il vostro sbaglio e redimervi disdicendo la tessera. Non potete continuare a insultare soltanto perché non siete più in grado di vedervi allo specchio perché in fondo vi fate schifo da soli ben consci di aver svenduto la vostra libertà per 22 fessi che tirano calci ad un pallone….

NO ALLA TESSERA
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Di: piadina
#138408 Post scriptum

Ne approfitto per precisare una cosa. Diverse persone in riferimento all’articolo anti tessera linkato mi hanno definito nei modi più svariati possibili: “capetto ultras in rosik” “ultras diffidato che vuole tornare in trasferta” “teppista” “avvocatucolo con interessi personali” e simili. Preciso che non sono avvocato, non ho e non ho mai avuto alcuna pendenza penale ne sono mai stato sottoposto ad alcuna misura tipo il DASPO e non ho mai fatto parte di alcun gruppo organizzato e/o club.

Capisco che davanti all’evidenza giuridica e dei fatti reali qualche persona possa prendersela a male, ma dovete avere la forza di ammettere il vostro sbaglio e redimervi disdicendo la tessera. Non potete continuare a insultare soltanto perché non siete più in grado di vedervi allo specchio perché in fondo vi fate schifo da soli ben consci di aver svenduto la vostra libertà per 22 fessi che tirano calci ad un pallone….

NO ALLA TESSERA
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Di: Belva
#138409
piadina ha scritto:Post scriptum

Ne approfitto per precisare una cosa. Diverse persone in riferimento all’articolo anti tessera linkato mi hanno definito nei modi più svariati possibili: “capetto ultras in rosik” “ultras diffidato che vuole tornare in trasferta” “teppista” “avvocatucolo con interessi personali” e simili. Preciso che non sono avvocato, non ho e non ho mai avuto alcuna pendenza penale ne sono mai stato sottoposto ad alcuna misura tipo il DASPO e non ho mai fatto parte di alcun gruppo organizzato e/o club.

Capisco che davanti all’evidenza giuridica e dei fatti reali qualche persona possa prendersela a male, ma dovete avere la forza di ammettere il vostro sbaglio e redimervi disdicendo la tessera. Non potete continuare a insultare soltanto perché non siete più in grado di vedervi allo specchio perché in fondo vi fate schifo da soli ben consci di aver svenduto la vostra libertà per 22 fessi che tirano calci ad un pallone….

NO ALLA TESSERA

Piada, ma una copia di quest'articolo è stat mandata alla dirigenza e ai giornalisti sportivi locali? Campedelli DEVE essere messo di fronte a queste considerazioni e agire di conseguenza, approntando subito un abbonamento per le restanti partite in casa allo stesso prezzo (in proporzione) di quello che i tesserati hanno fatto a inizio stagione.
Data la situazione tecnica del Cesena, per un paio di mesi almeno la campagna "sciopero del tifo" è impraticabile, che sia ora di fare petizioni/pressioni perchè la dirigenza cesenate applichi la legge italiana e null'altro?